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Premessa

  

Cos’è l’oriente? Chi sono i cinesi, gli indiani, i giapponesi? Oggi le frontiere si stanno abbattendo grazie alla facilità di trasporto e ad internet. I prodotti di consumo che compriamo vengono realizzati in gran parte in Asia e poco sappiamo di chi li produce. Di loro conosciamo qualche luogo comune e poco più. Ma la curiosità va aumentando e sempre più desideriamo comprendere queste realtà. Si può viaggiare e visitare quei posti, è vero. Ma si rimane spettatori in paesi lontani per lingua, tradizioni e cultura.

Di queste realtà asiatiche proponiamo quella cinese, la cui lingua è sicuramente una tra le più lontane dalla nostra. Nessun nesso, nessuna parola simile. Costruzioni della frase e soprattutto del pensiero che non hanno relazioni con le lingue indoeuropee. Un popolo noto per la sua laboriosità e per una cultura con almeno due millenni di storia più di noi. Oggi si parla della Cina sempre e solo per l’esplosione produttiva che sta avendo e che invade i nostri mercati, ma di pari passo dovremmo tentare capire l’anima cinese della quale ancora poco conosciamo.

Su questo nostro piccolo pianeta, affollato, inquinato, globalizzato, con crescente mescolamento di etnie, quale aspettativa può avere l’umanità, se non una speranza comune di convivenza pacifica basata sul reciproco rispetto? Ed il rispetto può venire solo dopo una reciproca conoscenza.

Un popolo è caratterizzato da una forma mentis collettiva che è composta da una tradizione filosofica e religiosa, da una tradizione di sviluppo sociale e da una tradizione poetica. Non vogliamo certo approfondire per intero questo argomento che comporterebbe un opera di immane impegno, ma ci limitiamo a dare un contributo allo studio dell’anima poetica cinese con rigore filologico ed approfondimenti collocando le singole poesie nel contesto sociale e culturale che le ha generate.

Abbiamo scelto poesie particolarmente profonde e intense che ci permettono di entrare in sintonia con la sensibilità del poeta e allo stesso tempo ci danno modo di collocare nella forma mentis cinese le emozioni che emergono dalla poesia.

La traduzione delle poesie ha richiesto un impegno notevole per rendere pienamente il senso originario con una analisi attenta di ogni singola parola. La traduzione in italiano di poesie Cinesi non presenta solo difficoltà linguistiche per il traduttore, ma richiede anche al lettore di immedesimarsi in situazioni particolari storiche e culturali della Cina probabilmente non note. Chiediamo perciò a chi ci legge di non accontentarsi delle sensazioni che ispirano i versi nella loro traduzione in italiano, ma di accostarsi anche all’autore nei brevi cenni biografici ed al commento che chiarisce i vari aspetti  e significati della poesia. Una rilettura della poesia potrà cogliere così significati più profondi.

Per chi studia la lingua cinese abbiamo riportato per ogni poesia la traslitterazione pinyin, sistema di trascrizione ufficiale del cinese, ed una traduzione letterale che possono agevolare nello studio della poesia nella lingua originale.

La traduzione poetica che abbiamo reso in italiano è frutto di un lungo lavoro di approfondimento dei significati del testo cinese. Le due lingue sono estremamente lontane ed il ritmo sintattico-grammaticale della frase cinese non trova un immediato riscontro in italiano, o più in generale in una lingua indoeuropea. Abbiamo così preferito tradurre il significato complessivo ed il senso poetico generale piuttosto che una traduzione più letterale che però perde armonia e grazia nella nostra lingua. Nella traduzione letterale riportata e nel commento il lettore potrà recuperare il significato particolare del testo cinese per poterne apprezzare ogni sfumatura.

 

Poesie dell’epoca Tang (618-907 d.C.)

 

L’epoca della dinastia Tang (618-907 d.C.) di tutta la lunghissima storia della Cina è stata particolarmente fiorente, spesso paragonata per grandezza ed armoniosità con il rinascimento italiano. La raccolta completa delle poesie di epoca “Tang” comprende circa cinquantamila poesie di duemilatrecento poeti considerando inoltre che una ulteriore parte è andata perduta. Durante la dinastia Tang chi voleva accedere a cariche di funzionario imperiale doveva superare rigorosi esami che comprendevano prove di poesia. Questo fattore di non poco conto, insieme ad un periodo economico fiorente e ad un’epoca di pace portò appunto ad una ineguagliata fioritura letteraria.

Le persone di cultura, i poeti, spesso lasciavano la patria per stati lontani alla ricerca di una occupazione statale dignitosa. Lontani da casa e con difficoltà di diversa natura, sentivano i morsi della nostalgia e così sollecitati da questo sentimento componevano stupende poesie. Le prime tre poesie che seguono rappresentano appunto diversi stati d’animo di poeti che definiremmo “poeti erranti”.

In tutte le poesie cinesi brevi, ad iniziare dall’ Epoca Tang c’è sempre grande attenzione all’equilibrio tra Yin e Yang [1] e cioè tra stati d’animo e azioni, tra sensazioni uditive-visive e sensazioni corporee, tra quiete e movimento, tra luce e buio e più in generale tra il pieno e il vuoto.  


 


[1] Yin e Yang. Nella filosofia cinese si tiene sempre conto dei due principi fondamentali coesistenti Yin(阴)  e Yang(阳). In ogni manifestazione dell’ Essere esiste così questa dualità tra i due aspetti: basso e alto, vuoto e pieno, femminile e maschile, quiete e moto, buio e luce e così via. Il saggio è colui che realizza nella vita e nelle opere l’equilibrio perfetto tra le due componenti così da poter ritornare all’unicità originaria dell’ Essere prima della sua scomposizione in dualità.